Nei giorni scorsi l’API Sarda ha incontrato l’On. Chicco Porcu per ascoltare le ragioni del NOn voto al Referendum regionale che si celebrerà il giorno domenica 5 ottobre 2008. Con il Referendum i cittadini sardi saranno chiamati a pronunciarsi per l’abrogazione o meno della L.R. 8/2006, dalla quale è poi disceso il varo del Piano Paesaggistico Regionale.
L’incontro ha visto coinvolti circa 70 imprenditori tra Dirigenti e Associati dell’API Sarda.
Il Presidente Gianni Gavassino, ha introdotto i lavori evidenziando che l’incontro odierno fa seguito a quello già effettuato per ascoltare le ragioni del SI al Referendum abrogativo. Ricorda inoltre che in passato l’API ha più volte evidenziato l’opportunità di modificare l’impostazione della attuale disciplina di tutela territoriale, urbanistica e paesaggistica dell’Isola, pur condividendone la filosofia di fondo. Purtroppo, ha aggiunto il Presidente Gavassino, gli eccessivi vincoli previsti dalla stessa normativa hanno di fatto contribuito a determinare una grave crisi del settore edile e a cascata dell’intera economia regionale. Il Presidente dell’API Sarda ha anche ricordato come il lavoro dell’Associazione, di concerto con il Consiglio Regionale, abbia condotto alla correzione delle parti più rigide del PPR con l’approvazione della L.R. 13/2008.
L’On. Chicco Porcu nel suo intervento ha evidenziato che “il quesito referendario è ingannevole oltre che del tutto inutile. E’ falso, infatti, che l’abrogazione della norma cancellerebbe il Piano Paesaggistico Regionale (PPR): la legge Salvacoste ha ormai esaurito il suo effetto portando all’approvazione del PPR nell’ambito costiero. La sua abrogazione lascerebbe pienamente in vigore l’attuale PPR”.
“Invece – ha riferito l’On. Chicco Porcu – proprio nelle intenzioni dei proponenti l’approvazione di questo quesito dovrebbe consentire di abrogare il PPR che ha funzione di indirizzo e di raccordo delle attività edificatorie dei comuni regolamentate dai Piani Urbanistici Comunali: in questo sta un grande inganno”.
L’esponente dell’attuale maggioranza in Consiglio Regionale ha anche ricordato che, secondo il Comitato referendario per il SI, il PPR è responsabile di una presunta crisi nel settore turistico e della perdita di posti di lavoro legata all’attività edilizia residenziale. Anche in questo caso l’On. Chicco Porcu ha voluto evidenziare con forza che è falso che ci sia un impatto economico negativo collegabile al PPR e per questo ha citato tre dati:
- Gli arrivi e le presenze nel settore turistico, in controtendenza con i dati di tutte le altre regioni italiane, sono cresciute costantemente negli ultimi 3 anni con un picco negli arrivi 2008 del +4% grazie agli accordi con i vettori low cost.
- Secondo il rapporto della Banca d’Italia 2008 l’edilizia residenziale si è nel 2007 ulteriormente sviluppata.
- L’ISTAT, infine, ha confermato che alla fine 2007 gli occupati in Sardegna sfioravano le 620 mila unità: il livello più alti degli ultimi 15 anni, anche se con un tasso di occupazione (53%) ancora lontano dagli obiettivi di Lisbona del 70%.
Sugli effetti in campo turistico, inoltre, l’On. Porcu ha dichiarato che occorre non dimenticare che “quello che conta non è la quantità di presenze turistiche, ma quanto un turista spende ogni giorno in prodotti e servizi prodotti della nostra economia. Le grandi strutture alberghiere rispondono alle logiche delle multinazionali: manodopera, servizi, prodotti alimentari, tutto viene deciso e comprato fuori dalla Sardegna. Anche la compartecipazione agli utili non finisce nella casse della Regione Sardegna, ma in quelle delle regioni dove queste società hanno sede legale”. “Per questo il PPR – ha aggiunto l’On. Porcu – con le sue regole che puntano sulla riqualificazione ed il recupero urbanistico piuttosto che su nuove cubature non è un pericolo per l’economia sarda ma una grandissima opportunità. Per esempio, gli incentivi per favorire strutture ricettive diffuse nel territorio sono il terreno di competizione ideale per piccole realtà imprenditoriali in grado di localizzare produzione e consumi e di gestire le strutture e servizi collegati al turismo evitando di rimanere semplici spettatori di un business che produce ricchezza per altri”.
In conclusione, l’On. Chicco Porcu ha sottolineato che “il centro destra fa spendere ai contribuenti sardi 9 milioni di euro per cancellare una legge che la maggioranza in Consiglio Regionale ha già previsto di abrogare. Invece, in questo modo si rinuncia al confronto serio e pacato nelle sedi istituzionali proprio sul PPR, suscitando allarmismi sul suo presunto impatto negativo sul turismo e sull’economia”.
Il Presidente Gianni Gavassino ha ringraziato l’On. Porcu per il confronto franco e trasparente e rinviato tutti a prossime occasioni di dibattito.
Lo scorso mese di giugno si è tenuta la prima edizione del TechGarage, vetrina strategica per le imprese start-up e la nuova generazione di imprenditori innovativi, in cerca di finanziamento.
La vetrina dell'evento, organizzata a Roma, è stata dedicata al Nenture Capital e al networking imprenditoriale, nato per dare visibilità ad una nuova generazione di imprenditori "innovativi" e per incentivare gli investitori a supportare le aziende italiane in fase di start-up.
TechGarage è stato organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e da dpixel, società di gestione di fondi di Seed Capital. L'evento ha visto la partecipazione di start-up, imprenditori, sviluppatori, blogger, appassionati di tecnologia, professionisti dell'innovazione, seed e venture capitalist.
L’obiettivo di TechGarage è quello di diffondere la cultura del venture capitalism e la cultura industriale in genere, imperniata sulla innovazione tecnologica, quale fattore propulsore della crescita.
Nel corso della prima edizione la attenzione è stata posta innanzitutto sullo stato dell’arte in Italia in materia di politiche di start-up high-tech e sull’operatività di fondi seed e venture capital.
L’iniziativa è stata imperniata su tre elementi, assai importanti per lo sviluppo qualitativo del tessuto industriale nazionale:
- promuovere l'Italia nel panorama tecnologico europeo, valorizzando i talenti imprenditoriali che spesso si trovano costretti ad emigrare all’estero;
- valorizzare le imprese italiane impegnate nei mercati dei nuovi media e di internet, creando un contesto attrattivo per i talenti internazionali;
- mettere in contatto il mondo dell'impresa e delle start-up 2.0 con investitori, business angel, venture capital, programmatori, sviluppatori, blogger, ma anche ricercatori, accademici, esperti e giornalisti professionisti agevolando lo scambio di competenze.
Il nuovo Governo ha formalizzato l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze Bwa a banda 3.5 GHz nei giorni scorsi.
La tecnologia Wi-Max, secondo i risultati delle ricerche svolte negli ultimi anni, a regime consentirà a migliaia di aziende e individui che ancora oggi non possono di accedere al Web a velocità elevatissima.
Attualmente, infatti, secondo dati ministeriali, oltre il 40 per cento del territorio nazionale non è dotato di infrastrutture per la connessione a internet. Si tratta di un gap tecnologico piuttosto grave, che ha anche dei risvolti di tipo socioeconomico e anche culturale.
Il deployment della rete inizierà dall’Umbria, dove è nata la società AriaDsl e dove sono già stati avviati “field test” reali per verificare le funzionalità del servizio. La copertura totale dovrebbe essere raggiunta entro il mese di luglio 2008.
Allo stesso tempo, la società ha avviato una serie di tavoli di discussione con le Regioni e gli enti locali per il coordinamento degli investimenti in modo da integrare il contributo, tecnico ed economico, di AriaDsl in progetti pubblici territoriali già avviati.